Lo Stalking (rectius) reato di atti persecutori

Nell’articolo di oggi parliamo di Stalking per capire meglio quali comportamenti possono rientrare in questa categoria e quali sono le pene che esso comporta.

Se sei vittima di Stalking e vuoi capire come difenderti, ti consiglio le lettura di questo articolo.

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Quali comportamenti configurano lo “stalking”

Per parlare di Stalking si deve essere in presenza di condotte reiterate di minaccia o molestia, capaci di ingenerare nella vittima «un perdurante e grave stato di ansia o di paura», ovvero un «fondato timore» per l’incolumità propria, di un congiunto o di una persona a lei legata da una relazione affettiva, ovvero la costringa ad «alterare le proprie abitudini di vita».

I presupposti del reato sono pertanto i seguenti:

A) Reiterazione della condotta criminosa, rappresentata da minacce e/o molestie. 

La minaccia o la molestia devono consistere in una pluralità di condotte tenute in tempi e contesti differenti.

Per minaccia si intende la prospettazione di un male futuro e prossimo;  mentre per molestia, ogni attività che alteri dolorosamente o fastidiosamente l’equilibrio psico-fisico normale di un individuo

La condotta rilevante ai fini del perfezionamento della fattispecie  è a forma libera, nel senso che sia le minacce che le molestie possono essere realizzate in qualsiasi modo. Ciò che conta è che esse siano idonee a produrre, un effetto coartante sulla libertà psichica della vittima o comunque un’indesiderata intrusione nella sua sfera individuale.

B) La condotta dia luogo ad almeno uno dei seguenti eventi:

–  un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima;

lo stato d’ansia e di paura rilevante ai fini della consumazione del reato deve corrispondere a forme patologiche di stress o di alterazioni dell’equilibrio psicologico della vittima, così evidenti da poter essere oggettivamente percepibili;.

– un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona legata alla vittima da una relazione affettiva;

Il timore deve essere “fondato“, nel senso che la paura denunciata dalla vittima deve essere concreta ed oggettiva 

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In attesa del processo cosa può accadere.
Come viene tutelata la persona offesa?

stalking

Se ci sono gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. e sussistono esigenze cautelari, ex art. 273 c.p.p., come ad esempio il pericolo di reiterazione del reato, il giudice, su richiesta del Pubblico Ministero può disporre eventuali misure cautelari personali. Tali misure cautelari ovviamente, devono essere proporzionate alla gravità del reato ipotizzato ed dell’offesa al bene protetto. 

In materia di atti persecutori, la misura cautelare più applicata è il divieto di avvicinamento ai luoghi e alla persone frequentate dalla persona offesa oltre al divieto di comunicare con ogni mezzo con la stessa persona offesa. In caso di violazione della misura, il giudice, rivalutata la situazione può applicare una misura cautelare più severa, fino alla custodia cautelare in carcere che costituisce comunque l’extrema ratio.

Quali sono le pene previste per lo Stalking

Il reato di stalking è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, salvo che il fatto non costituisca reato più grave

Chi può presentare la querela e fino a quando può farlo

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi e inizia a decorrere dal momento in cui il reato è consumato, ovvero dal momento in cui la persona offesa altera le proprie abitudini di vita o ricade in uno stato di ansia o di paura.

La querela non può essere ritirata se il reato è commesso con minacce di morte ( secondo comma dell’art. 612 c.p.), ed è comunque procedibile d’ufficio nelle ipotesi aggravate di cui al secondo e terzo comma dell’art. 612 bis c.p. e cioè se è commesso nei confronti del coniuge separato o anche divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione alla persona offesa ovvero se il fatto è stato commesso con strumenti informatici e telematici.

Il reato è procedibile d’ufficio anche quando venga commesso ai danni di un minore, di una donna in stato di gravidanza  o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 legge 5/2/1992, numero 104, da persona travisata o con uso si armi, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio.

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